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Tutto scorre, tutto cambia, molto probabilmente non sono più la stessa persona di allora. Smile

Domani ho l’esame di sho-dan di aikido.

La cintura nera.

Sette anni fa, guardando Jo ballare ho capito quanto mi mancasse un modo per esprimermi col corpo. Sette anni fa ho deciso di iniziare a fare arti marziali. E sette anni fa ho deciso di cambiare, o almeno ho capito di averne bisogno.

Il 30/6/2004 ho fatto il mio primo esame di aikido, dopo appena qualche mese di pratica, quel po’ che bastava a muovermi scoordinato ed impacciato in uno strano accappatoio bianco, imitando i movimenti di guerrieri ben più eleganti e marziali di me.

Mi hanno detto fin dal primo giorno di non lavare mai la mia cintura bianca, che tanto poi sarebbe diventata nera a furia di usarla, senza fretta. In seguito altri mi hanno detto che forse non è il massimo come interpretazione del reishiki/etichetta sul tatami…ma ringrazio chi mi ha tenuto lontano dalla mania per lo sbiancamento dei tessuti! Nello splendido “Libro d’ombra” di Junichiro Tanizaki si parla della differenza tra la nostra estetica (che ossessionata dalla morte ri-fugge ruggine, opacità ed in generale tutti i segni del tempo) e quella giapponese (che ha un termine specifico per descrivere la bellezza delle cose invecchiate, vissute). Ecco, in questo senso forse sono felice della patina lasciata sulla mia cintura dal tempo, perché  so che non è soltanto “sporca”. Ogni traccia di sudore impastata con polvere e pelle mi ricorda questi anni. L’odore della cintura è l’odore di tutte le materassine su cui mi sono allenato, il profumo della fatica mia e di chi mi ha permesso di allenarmi, in palestra o ad uno delle decine e decine di stage. Ogni alone è parte di me e del mio dojo.

Non sto teorizzando una nuova “sindone”, ovvio. Ma la mia cintura è un indumento per molti versi intimo, il filtro che ha bevuto per anni la mia voglia di cambiare. Più che una sindone allora, un ritratto di Dorian Gray al contrario?

Sul tatami ad inizio e fine allenamento ci diciamo sempre grazie. Grazie, in due modi diversi: prima della pratica “onegaeshimasu” (grazie per quello che stiamo per fare), dopo la pratica invece “domo arigatou gozaimasu” (grazie per quello che abbiamo fatto). E se tra poco indosserò la “cintura nera”, sento sbocciare dentro di me un enorme domo arigatou gozaimasu. Non perché la cintura nera sia un traguardo finale, anzi…in realtà è l’inizio del vero studio delle arti marziali, è la certificazione che almeno l’alfabeto l’abbiamo imparato e possiamo iniziare a sperimentare qualche “frase semplice”! No, mi vien voglia di dire domo arigatou a chi mi ha permesso di arrivare fino a questo momento di riflessione. Per privacy evito di far nomi, ma dovrei farne tanti, tantissimi. Dovrei nominare chi mi ha incoraggiato ad iniziare, chi mi ha insegnato a muovermi, chi mi ha mostrato nuovi significati della parola “amore”, gli amici che mi hanno sopportato quando arrivavo tardi (o non arrivavo) a causa dell’ennesimo allenamento. Dovrei ringraziare i tanti Maestri di aikido che con il loro esempio mi hanno mostrato tecniche, stati d’animo, respirazione, facendomi avvilire ed esaltare a giorni alterni, ma tutti trasmettendomi un’enorme passione. Chi ha fatto l’alba con me ad inventare il destino del mondo e chi ha combattuto con rami di legno su un vulcano. Chi mi ha fatto dormire ed allenare in una grotta. Chi mi ha ospitato a dormire sul tatami e chi ci ha dormito con me, dormendo nei posti più scomodi pur di essere i primi ad allenarci agli stage. Dovrei ringraziare la mia famiglia, per la pazienza le risorse la voglia di vivere e combattere. Sono tutti parte della mia cintura, parte del mio ventre.

Domani ho l’esame di cintura nera, e a chi mi chiede “sei emozionato?” vorrei saper rispondere. Non mi sento teso o impaurito, mi sento felice guardando la strada fatta e la paura è talmente diluita da altri sentimenti positivi e di rilassatezza che sinceramente se pure c’è non domina. Mi sento bene, ecco.

Domani ho l’esame di cintura nera. E chissà, forse lo passerò e sarò promosso nonostante le inevitabili imperfezioni e le tantissime tecniche che ancora non so fare. O forse sarò bocciato. Non mi importa, sette anni fa guardavo una ballerina festeggiare il suo saggio, e pensavo che io non mi sarei mai sentito come lei, parte di qualcosa più grande di me. Oggi ho trovato una strada, un modo per cambiare. Ho trovato qualcosa di più grande di me, qualcosa che mi fa assaggiare un sapore d’infinito.

Sudore, respiro ed infinito.

Domani ho l’esame di cintura nera.

Wow Smile