Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del Reame?
Se ti guardi lo capirai da sola. Ma…ne hai davvero il coraggio?

Specchio specchio delle mie brame, son io allora la più bella del Reame?
No. Ma mi sa che sei la meno coraggiosa se ancora me lo chiedi…guardati Alice, guardami. Attraverso lo Specchio non ci sono più corone, nè regni nè sudditi. Ci sono liquidi sogni da crescere mangiando pane di grano nero con nettare d’ambra. E ci sono gli incubi che nutrirai con veleni carbone e follia, gli amici che pugnalerai affilando la tua rabbia e quelli che calpesterai senza neppure accorgertene. Al di là dello Specchio c’è il Tempo che ti consumerà la pelle fino a seccarti come una medusa arenata in una camera d’ospedale. Al di là dello Specchio Alice ci sono giochi che imparerai soltanto perdendoli, per obbedire anche tu al proverbio…
Specchio specchio delle mie brame, perché spaventi la più bella del Reame?
No piccola mia, non voglio mica spaventarti.
Voglio avvisarti.
Voglio che tu apra gli occhi e prenda il mio posto. Voglio che tu mi distrugga, sciogli subito il piombo lucido di questo stupido specchio e leggici un futuro diverso.
Trasformami.
Ma non chiedermi più se sei davvero la più bella del Reame. Ti amo. Ti amo maledizione, non te lo dirò mai che sei bella. Tu sei la bellezza, sei quello che ancora mi da’ la forza di star qui e…riflettere. Lascia che siano altri, insicuri e deboli, a cercare in uno specchio la loro bellezza. Ma tu, tu no, non cercare conferme. Diventa tu stessa una conferma, una promessa. E trasformeremo ancora l’Inferno, insegneremo ai diavoli come si fanno l’amore ed il miele.
Foto di Elena Kalis

Infinite mirror — Flickr
Mi piace riflettere. Da sempre.
No, non parlo di pensiero analitico né di una qualche istintiva ermeneutica innata che mi perseguiti dall’infanzia. Parlo di quella particolare disposizione psicofisica in cui contemporanea-mente pensiamo, osserviamo, imitiamo, maturiamo, contempliamo, compenetriamo e … capiamo.
Eppure, la nostra filosofia ha sovrapposto il significato di riflessione e quello di analisi; laddove il verbo riflettere richiamava in origine la magia propria di specchi e simili, oggi lo usiamo per qualcosa di completamente opposto e cioè la speculazione filosofica. E qui viene fuori un’altra sovrapposizione semantica: in senso figurato infatti parliamo di specchi d’acqua ed in senso più letterale siamo ormai abituati alla tecnologia degli specchi in vetro, ma in entrambi i casi siamo lontanissimi dalla specul-azione filosofica. In tutti e tre i casi la radice comune è quella di specchio, speculum. E però, i primi due generano riflessi, mentre la speculazione genera riflessioni analitiche. Riflessi & riflessioni. Speculare: indagando sull’etimologia risaliamo al latino speculum e di lì al verbo guardare. Uno specchio serve a guardare, a vedere: ed allora la mente può “vedere” solo attraverso la speculazione, così come gli occhi possono vedere se stessi solo con lo specchio. E da qui sarebbe facile ricollegarsi alla radice greca di idea e cioè eidein, vedere…
Ma. Dico, ma.
La nostra cara tradizione filosofica, così metodicamente cartesiana, non ha forse abbandonato il sentiero della mente che ricerca se stessa? La mente che riflette conosce per empatia più che per analisi, compenetra più che scindere. E’ una mente vuota, pronta a riflettere qualsiasi cosa le si pari davanti e ad abbandonarla appena vada via. Come uno specchio. Come una mano che non stringe. Il suono di una mano sola, nella tradizione dello Zen.
Una cosa semplicissima, così semplice da essere difficlissima.
Certi piccoli slittamenti semantici del lessico nascondono tradimenti gravi 
A me piace riflettere, rifletterti. Proprio ora che mi stai leggendo. E a te?