Il tradimento della riflessione

novembre 18th, 2008 § 0

Infinite mirror - Flickr

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Mi piace riflettere. Da sempre.
No, non parlo di pensiero analitico né di una qualche istintiva ermeneutica innata che mi perseguiti dall’infanzia. Parlo di quella particolare disposizione psicofisica in cui contemporanea-mente pensiamo, osserviamo, imitiamo, maturiamo, contempliamo, compenetriamo e … capiamo.

Eppure, la nostra filosofia ha sovrapposto il significato di riflessione e quello di analisi; laddove il verbo riflettere richiamava in origine la magia propria di specchi e simili, oggi lo usiamo per qualcosa di completamente opposto e cioè la speculazione filosofica. E qui viene fuori un’altra sovrapposizione semantica: in senso figurato infatti parliamo di specchi d’acqua ed in senso più letterale siamo ormai abituati alla tecnologia degli specchi in vetro, ma in entrambi i casi siamo lontanissimi dalla specul-azione filosofica. In tutti e tre i casi la radice comune è quella di specchio, speculum. E però, i primi due generano riflessi, mentre la speculazione genera riflessioni analitiche. Riflessi & riflessioni. Speculare: indagando sull’etimologia risaliamo al latino speculum e di lì al verbo guardare. Uno specchio serve a guardare, a vedere: ed allora la mente può “vedere” solo attraverso la speculazione, così come gli occhi possono vedere se stessi solo con lo specchio. E da qui sarebbe facile ricollegarsi alla radice greca di idea e cioè eidein, vedere…

Ma. Dico, ma.

La nostra cara tradizione filosofica, così metodicamente cartesiana, non ha forse abbandonato il sentiero della mente che ricerca se stessa? La mente che riflette conosce per empatia più che per analisi, compenetra più che scindere. E’ una mente vuota, pronta a riflettere qualsiasi cosa le si pari davanti e ad abbandonarla appena vada via. Come uno specchio. Come una mano che non stringe. Il suono di una mano sola, nella tradizione dello Zen.

Una cosa semplicissima, così semplice da essere difficlissima.
Certi piccoli slittamenti semantici del lessico nascondono tradimenti gravi Smile
A me piace riflettere, rifletterti. Proprio ora che mi stai leggendo. E a te?

Il corpo iperbolico

marzo 1st, 2008 § 0

Il 27 novembre 2007 mi sono laureato in Scienze della Comunicazione, con una tesi in Antropologia dei simboli dal titolo

Il corpo iperbolico — iconografia dell’erotismo tra antropologia e pubblicità

Lavorando con la cattedra del prof. Marino Niola ne è venuto fuori un testo piuttosto corposo, su un argomento interessante e affascinante come l’evoluzione dell’erotismo nella società moderna. La pubblicità influenza in maniera sottile ed affilata la nostra percezione dell’amore, cambia la nostra voglia di fantasie erotiche, il modo che abbiamo di vivere e percepire la nostra se(n)sualità. Il libro analizza con uno sguardo antropologico proprio questi cambiamenti, questi piccoli slittamenti di significato che raccontano e svelano le parti più inafferrabili e cangianti della nostra psiche, sociale ed inviduale.

Copertina de Il corpo Iperbolico

Non è la solita tesi. Nell’impaginazione, nella grafica, nei contenuti…l’ho scritta come fosse un libro. Per gioco, per amore, per follia, mi ci sono applicato come se fosse una ricerca antropologica da presentare in pubblico e non ad una commissione universitaria. Chi l’ha sfogliata mi ha sempre detto perchè non la pubblichi, vorrei leggerla. Ecco, vi ho preso in parola. Ho pubblicato il mio lavoro su www.lulu.com, un sito di print-on-demand dove chi vuole potrà ordinare una copia del libro: 11.90 ; 14 euro incluse spese di spedizione e stampa! Chi non se la sente di spendere questi soldi può scegliere di scaricare un bel PDF qui sul mio sito, e poi decidere se investire questi spiccioli per una birra in meno ed un libro in più… =)

Copertina de Il corpo Iperbolico
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