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	<title>Dario &#187; riflessioni</title>
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	<description>guerriero &#124; monaco &#124; poeta</description>
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		<title>Il gioiello nel loto: desiderio sessuale e illuminazione nel buddhismo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cita-riflessioni da libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Maestro zen Tao Chi una volta scrisse: Spezza i vincoli dell’amore ordinario, trova il tesoro e diventa immortale. La vera rinuncia è comprendere che i sensi sono intrinsecamente puri e che siamo l’immagine dell’universo. Raggiungete l’illuminazione e sarete liberi dall’oceano delle passioni illusorie. Stabilitevi nella meditazione e trascenderete le barriere della vita e della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Maestro zen Tao Chi una volta scrisse:</p>
<blockquote><p>Spezza i vincoli dell’amore ordinario,<br />
trova il tesoro e diventa immortale.<br />
La vera rinuncia è comprendere che i sensi sono intrinsecamente puri<br />
e che siamo l’immagine dell’universo.<br />
Raggiungete l’illuminazione e sarete liberi dall’oceano delle passioni illusorie.<br />
Stabilitevi nella meditazione e trascenderete le barriere della vita e della morte.<br />
Il rispetto dei re e la virtù del Buddha saranno vostri<br />
se sboccerete come un fiore di loto tra le fiamme divampanti</p></blockquote>
<p><a href="http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/uploads/2010/03/tanka9-amitayus-yab-yum.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-374" title="Buddha con sposa" src="http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/uploads/2010/03/tanka9-amitayus-yab-yum-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></a></p>
<p>L’imperatore provò ad invitarlo al suo palazzo, ma Tao-Chi si nascose per non farsi trovare. Poi alla domanda di dove si fosse nascosto rispose “A bere nelle bettole e dormire nei bordelli: è lì che pratico meglio, non a palazzo”. Questi furono i suoi versi sul letto di morte:</p>
<blockquote><p>Per sessant’anni ho fatto baldoria nella confusione<br />
sbattendo la testa contro barriere a est e a ovest.<br />
Ora tutto si è riunito ed è tornato alla sorgente,<br />
l’acqua scorre sotto il cielo smeraldo.</p></blockquote>
<p>Come dice un vecchio proverbio giapponese, “un uomo che non sia mai stato stregato dal sorriso di una donna è un buddha di legno, di metallo o di pietra”.</p>
<p>Erano mesi che non scrivevo; mesi che non avevo più voglia né motivo di scrivere. Ma una campana tibetana, il sole isterico di Marzo e un buon libro mi ricordano che è quasi Primavera.</p>
<p>Testi presi dal libro di <em>John Stevens,</em> <em>Il gioiello nel loto: desiderio sessuale e illuminazione nel buddhismo. Ubaldini editore, Roma<br />
</em></p>
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		<title>Il tradimento della riflessione</title>
		<link>http://dario.caregnato.net/blog/320-il-tradimento-della-riflessione/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 19:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi piace riflettere. Da sempre. No, non parlo di pensiero analitico né di una qualche istintiva ermeneutica innata che mi perseguiti dall’infanzia. Parlo di quella particolare disposizione psicofisica in cui contemporanea-mente pensiamo, osserviamo, imitiamo, maturiamo, contempliamo, compenetriamo e … capiamo. Eppure, la nostra filosofia ha sovrapposto il significato di riflessione e quello di analisi; laddove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_321" class="wp-caption alignleft" style="width: 212px"><a href="http://flickr.com/photos/60901665@N00/755039101/"><img class="size-full wp-image-321" title="Infinite mirror" src="http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/uploads/2008/11/755039101_53c0f6b8a8.jpg" alt="Infinite mirror - Flickr" width="202" height="257" /></a><p class="wp-caption-text">Infinite mirror — Flickr</p></div>
<p>Mi piace <strong>riflettere</strong>. Da sempre.<br />
No, non parlo di pensiero analitico né di una qualche istintiva <em>ermeneutica innata</em> che mi perseguiti dall’infanzia. Parlo di quella particolare disposizione psicofisica in cui <em>contemporanea-mente </em>pensiamo, osserviamo, imitiamo, maturiamo, contempliamo, compenetriamo e … capiamo.</p>
<p>Eppure, la nostra filosofia ha sovrapposto il significato di <strong>riflessione </strong>e quello di <strong>analisi</strong>; laddove il verbo riflettere richiamava in origine la magia propria di specchi e simili, oggi lo usiamo per qualcosa di completamente opposto e cioè la speculazione filosofica. E qui viene fuori un’altra sovrapposizione semantica: in senso figurato infatti parliamo di <strong>specchi </strong>d’acqua ed in senso più letterale siamo ormai abituati alla tecnologia degli <strong>specchi </strong>in vetro, ma in entrambi i casi siamo lontanissimi dalla <strong>specul-azione </strong>filosofica. In tutti e tre i casi la radice comune è quella di specchio, speculum. E però, i primi due generano <em>riflessi</em>, mentre la speculazione genera <em>riflessioni </em>analitiche. Riflessi &amp; riflessioni. Speculare: indagando sull’etimologia risaliamo al latino <em>speculum </em>e di lì al verbo <em>guardare</em>. Uno specchio serve a guardare, a vedere: ed allora la mente può “vedere” solo attraverso la speculazione, così come gli occhi possono vedere se stessi solo con lo specchio. E da qui sarebbe facile ricollegarsi alla radice greca di <strong>idea </strong>e cioè <em>eidein</em>, vedere…</p>
<p>Ma. Dico, ma.</p>
<p>La nostra cara tradizione filosofica, così metodicamente cartesiana, non ha forse abbandonato il sentiero della <em>mente che ricerca se stessa</em>? La mente che <em>riflette </em>conosce per empatia più che per analisi, compenetra più che scindere. E’ una mente vuota, pronta a riflettere qualsiasi cosa le si pari davanti e ad abbandonarla appena vada via. Come uno specchio. Come una mano che non stringe. Il suono di una mano sola, nella tradizione dello <strong>Zen</strong>.</p>
<p>Una cosa semplicissima, così semplice da essere difficlissima.<br />
Certi piccoli slittamenti semantici del lessico nascondono tradimenti gravi <img src='http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/plugins/tango-smileys-extended/tango24/smile.png' alt='Smile' title='Smile' class='tse-smiley' height='24' width='24' /><br />
A me piace <strong>riflettere</strong>, rifletterti. Proprio ora che mi stai leggendo. E a te?</p>
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		<title>Fiore di loto</title>
		<link>http://dario.caregnato.net/blog/311-fiore-di-loto-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 16:58:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<category><![CDATA[armonia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sutra del loto è un testo buddhista, lunghissimo. C’è chi addirittura lo considera un testo il cui solo titolo è la via imprescindibile per capire l’essenza del Nirvana; sicuramente è un testo bellissimo. Non l’ho mai letto. Eppure, oggi ho mangiato un loto e ho sorriso. L’ho morso, ho guardato il modo in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sutra_del_Loto">sutra del loto</a> è un testo buddhista, lunghissimo. C’è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nichiren">chi addirittura lo considera</a> un testo il cui solo titolo è la via imprescindibile per capire l’essenza del Nirvana; sicuramente è un testo bellissimo.</p>
<p>Non l’ho <strong>mai </strong>letto.</p>
<p>Eppure, oggi ho mangiato un loto e ho sorriso.<br />
L’ho morso, ho guardato il modo in cui la disposizion dei fiori ricorda chiaramente un fiore, ed ho sorriso.<br />
Ho sorriso perché un <em>cachisso </em>napoletano è sicuramente ben diverso dal loto cino-giapponese, eppure l’essenza della mente è la stessa. Uguale l’armonia, la musica, il ritmo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Amicizia omonima</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 02:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Paradosso, bellezza &#38; armonia. Una mano applaude anche da sola, ma in compagnia suona meglio. Vale anche per noi, amico mio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Per saperne di più su Dice lo zen" href="http://www.anobii.com/books/0168f370c1e1707b1a/"><img class="alignleft" style="padding: 5px;" title="Per saperne di più su Dice lo zen" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=0168f370c1e1707b1a&amp;time=0" alt="Immagine di Dice lo zen" width="93" height="146" /></a>Paradosso, bellezza &amp; armonia.<br />
Una mano applaude anche da sola,<br />
ma in compagnia suona meglio.</p>
<p>Vale anche per noi, amico mio</p>
]]></content:encoded>
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		<title>de odio matrimonii</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 16:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi so perchè odio i matrimoni. O più in generale feste&#38;celebrazioni dedicate a qualcuno. Ed ecco perché: convinti di fare un favore ai festeggiati, facciamo di tutto per apparire più felici di quanto in realtà non siamo, creando così in loro, e più in generale in tutti gli astanti, false aspettative di futuri rosei che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi so perchè odio i matrimoni. O più in generale feste&amp;celebrazioni dedicate a qualcuno. Ed ecco perché:</p>
<blockquote><p>convinti di fare un favore ai festeggiati, facciamo di tutto per apparire più felici di quanto in realtà non siamo, creando così in loro, e più in generale in tutti gli astanti, false aspettative di futuri rosei che andranno molto probabilmente deluse. Gli auguri nascondono quindi il loro opposto: una <em>iattura</em>. Augurando l’impossibile, condanniamo all’ordinario</p></blockquote>
<p>E cioè, detto in tono meno stupidamente aulico: mostrandoci tutti felici&amp; belli, col sorriso migliore nel vestito migiore, creiamo un clima di competizione euforica, contribuiamo a creare un falso mito riguardo al futuro. Troverei molto più bello e spontaneo mostrarci <em>normali</em>, augurando magari agli sposi un semplicissimo“<strong><em>ti auguro di essere più felice di quanto io già non sia</em></strong>” senza nascondere le nostre cicatrici, i nostri pianti e le nostre tensioni. Le risate, gli auguri e i regali sgorgherebbero allora sincere dal cuore, senza nuvole di fallimento all’orizzonte. Perché simulare la purezza della gioia e dell’armonia, se non sappiamo ammettere la nostra imperfezione? Simulare la pace con parenti ed amici odiati da sempre è davvero comparabile al perdonarli sul serio nel nome della felicità dei festeggiati? Essere felici è davvero uguale al mostrarsi felici?</p>
<p>In realtà adoro i matrimoni; ma odio l’ipocrisia che, inevitabilmente, li accompagna. Trovo siano troppo importanti per contaminarli con la nostra frettolosa approssimazione. Mi piace augurare gioia e felicità eterne, ma solo se riesco ad intravederle dentro e fuori di me. Non prima.</p>
<p>E qui, chiudo questa inutile riflessione. Auguri agli sposi, di cuore <img src='http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/plugins/tango-smileys-extended/tango24/smile.png' alt='Smile' title='Smile' class='tse-smiley' height='24' width='24' /></p>
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		<title>Vauro e le primarie degli inciuciatori</title>
		<link>http://dario.caregnato.net/blog/261-vauro-e-le-primarie-degli-inciuciatori/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2007 11:24:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblico qui una vignetta di Vauro su D’Alema, Occhetto, Prodi; Berlusconi, Fini et compagnia che.…beh è piuttosto attuale, nonostante sia del 1996. Ebbene sì, del ’96, trovata su un vecchissimo numero di Linus … a me fa morire dal ridere (D’Alema che inciucia per riprodursi, lo stregatto, Veltroni nell’ombra, Fini con le manine delicate; c’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico qui una vignetta di Vauro su D’Alema, Occhetto, Prodi; Berlusconi, Fini et compagnia che.…beh è piuttosto attuale, nonostante sia del 1996. Ebbene sì, del ’96, trovata su un vecchissimo numero di Linus … a me fa morire dal ridere (D’Alema che inciucia per riprodursi, lo stregatto, Veltroni nell’ombra, Fini con le manine delicate; c’è di che morire!!) ma fa anche intossicare di rabbia. Buona lettura <img src='http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/plugins/tango-smileys-extended/tango24/wink.png' alt='Wink' title='Wink' class='tse-smiley' height='24' width='24' /></p>
<p><a href="http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/uploads/2007/10/windowslivewritervauroeleprimariedegliinciuciatori-bc61vauro-inciuciare-01-21.jpg" target="_blank"><img src="http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/uploads/2007/10/windowslivewritervauroeleprimariedegliinciuciatori-bc61vauro-inciuciare-01-thumb1.jpg" alt="Vauro: vignetta D'alema inciuciare 01" border="0" height="248" width="400" /></a><br />
<a href="http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/uploads/2007/10/windowslivewritervauroeleprimariedegliinciuciatori-bc61vauro-inciuciare-02-21.jpg" target="_blank"><img src="http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/uploads/2007/10/windowslivewritervauroeleprimariedegliinciuciatori-bc61vauro-inciuciare-02-thumb1.jpg" style="border-width: 0px" alt="Vauro: vignetta D'alema inciuciare 02" border="0" height="253" width="400" /></a></p>
<p>Come faccio ad avere voglia di andare alle primarie, se questa vignetta è del <strong>millenovecentonovantasei</strong>??? Undici anni fa!! Bargh…Vauro come Cassandra?</p>
<p>PS cliccando sulle due immagini c’è la versione ad alta risoluzione per riuscire a leggere, se nemmeno quelle si leggono attenzione alla funzione zoom del browser che sgrana tutto!!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La geisha, il liuto e il samurai</title>
		<link>http://dario.caregnato.net/blog/256-la-geisha-il-liuto-e-il-samurai/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 09:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[animo]]></category>
		<category><![CDATA[Cita-riflessioni da libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Miyamoto Musashi, un genio della spada nel Giappone del 1600. Yoshino, una geisha decisamente molto sensibile. L’estratto che riporto racconta la notte in cui Musashi si prepara ad affrontare, da solo, cinquanta cadetti della scuola Yoshioka di spada che lo hanno sfidato a morte per questioni d’onore. Da solo contro cinquanta. E’ un fatto storico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Musashi_Miyamoto">Miyamoto Musashi</a>, un genio della spada nel Giappone del 1600.<br />
Yoshino, una geisha decisamente molto sensibile.</p>
<p>L’estratto che riporto racconta la notte in cui Musashi si prepara ad affrontare, da solo, cinquanta cadetti della scuola Yoshioka di spada che lo hanno sfidato a morte per questioni d’onore. Da solo contro cinquanta. E’ un fatto storico, non una leggenda; eppure, Musashi ha <em>vinto</em>.</p>
<p>E qui Yoshino, una <em>semplice </em>geisha, schiude e racconta l’animo umano al suo samurai…</p>
<blockquote><p>« […] il liuto può produrre un’infinità di suoni. Fin da quando ero apprendista questo mi lasciava perplessa. Alla fine, ruppi un liuto, per vedere com’era fatto dentro. Tentai poi di fabbricarne uno da me. Provai e riprovai, e finalmente comprsi che il segreto del liuto è nel suo cuore.»</p>
<p>Si alzò e andò a prendere lo strumento nella stanza attigua. Quindi, tenendolo per il collo, e afferrato un coltello nell’latra esile mano, ne squarciò destramente il dorso a foggia di pera. Vibrò tre o quattro colpi, così netti e decisi, che Musashi a momenti s’aspettava di veder sprizzare sangue dallo strumento. Provò persino un fremito di dolore, come se la lama avesse trinciato la sua carne. Posato il coltello Yoshino resse il liuto in modo da mostrargliene la struttura interna.</p>
<p>Lui guardava ora il liuto squarciato ora il volto di lei, e si chiedeva s’ella possedesse, veramente, quell’istinto di violenza cui sembrava aver dato testè sfogo.</p>
<p>« Come vedi, l’interno del liuto è quasi completamente vuoto » ella disse. « Tutte le variazioni sono date da questa singola traversa che sta presso il centro. Quest’unico pezzo di legno costituisce l’ossatura del liuto, i suoi organi vitali, il suo cuore. Fosse dritto e rigido, i suoni sarebbero monotoni. Invece ha una forma ricurva. Ciò di per sé non basterebbe tuttavia a creare l’infinita varietò di toni. Essa è dovuta al fatto che alla traversa si lascia una certa deriva, per vibrare all’una o all’altra estremità. Per dirla altrimenti, la ricchezza tonale proviene da una certa libertà di movimento, da una certa rilassatezza, alle estremità del fulcro. Ebbene, con la gente è lo stesso. Nella vita, bisogna essere flessibili. Il nostro spirito dev’essere in grado di muoversi liberamente. A esser rigidi si rischia di spezzarsi, e non si reagisce nel modo migliore.»</p>
<p>Lui non staccava gli occhi dal liuto, né dischiudeva le labbra.</p>
<p>« Questo dovrebbe essere ovvio a chiunque» ella seguitò. « Con un solo colpo di plettro, posso far risuonare le quattro corde del liuto come una lancia, come una spada, come una nuvola che si squarcia, grazie al fine equilibrio fra fermezza e flessibilità nel suo fulcro di legno. Stasera quando ti ho visto, non sono riuscito a scorgere alcuna traccia di flessibilità in te, solo rigidità. Se la traversa del liuto fosse tesa e inflessibile come sei tu, un sol colpo di plettro spezzerebbe le corde. Sarò presuntuosa, a parlare così, ma questo ti dico perchè mi preoccupi. Non scherzo né mi burlo di te. Lo capisci, questo?»</p>
<p align="right"><font size="2">tratto da </font><a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978881711467.html"><font size="2">Musashi, di Eiji Yoshikawa,</font></a><font size="2"> pag. 441–442</font></p>
</blockquote>
<p>Neanche io scherzo. Un solo colpo di plettro, capisci?</p>
<p><em><font size="2">PS Questo post è la continuazione ideale de </font></em><a href="http://dario.caregnato.net/engine/blog/247/il-guerriero-morbido/"><em><font size="2">Il guerriero morbido</font></em></a><em><font size="2">, pubblicato qualche tempo fa …<font size="2"><br />
</font></font></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sit tibi terra levis, Simba</title>
		<link>http://dario.caregnato.net/blog/255-sit-tibi-terra-levis-simba/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 12:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[ Mollia non rigidus caespes tegat ossa, nec illi,terra, gravis fueris: non fuit illa tibi.  Le tenere ossa non copra una rigida zolla e per leiterra, non essere pesante: lei non lo fu per te. Marziale, «Epigrammi» V, 34: Il rumore del piccone che spacca il terreno.Terra secca, aspra, Molisana.Il badile di metallo che inzecca, poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p> Mollia non rigidus caespes tegat ossa, nec illi,<br />terra, gravis fueris: non fuit illa tibi.</p>
<p> Le tenere ossa non copra una rigida zolla e per lei<br />terra, non essere pesante: lei non lo fu per te. </p>
<p><font size="2"><em>Marziale</em>,<i> «Epigrammi» V, 34:</i></font></p>
</blockquote>
<p>Il rumore del piccone che spacca il terreno.<br />Terra secca, aspra, Molisana.<br />Il badile di metallo che <em>inzecca</em>, poi affonda, smuove un mucchietto di terra.<br />Zac, za-zac. Vruum. <em>(pausa)</em>  Zac, za-zac. Vruum.
<p>Qual è la distanza tra la mia mano di bambino che scava nella sabbia di Marina di Camerota e queste dita che ti stanno coprendo di Terra?<br />Non c’è distanza, tutto scorre ininterrottamente e si consuma, ci consuma, mentre ci aggrappiamo al rumore delle lenzuola pulite stese ad asciugare, ad una grappa che sa di finocchietto. Tutto si consuma, tutto muore e vive senza sosta.
<p>Inspira, espira.<br /><em>In ogni istante condividiamo il respiro con l’intero universo.<br /></em>Inspira, espira.<br /><em>Suryanamaskar, saluta il Sole</em>.<br />Inspira, grida.<br /><em>Grida di madre, grida atroci, grida silenziose.</em></p>
<p>Inspira, espira, quel po’ di aria pulita che le ciminiere ancora ci concedono. Il confine tra vita e morte è più sottile di un capello, e si spezza anche più facilmente, . Impara a sentire il cuore in ogni singolo istante, a sentirlo pulsare in tutto il corpo, dalle dita alle braccia al torace alle tempie. È il cuore che ti consuma, è il cuore che conta, è il cuore che brucia; se non riesci a sentirlo, come vivi?</p>
<p>Qual è la distanza tra un pungiglione di zanzara infetto e l’ago di una siringa per eutanasia? Poca, o moltissima.</p>
<p>Se pure trovassi il pungiglione che ti ha punto, se dessi fuoco a tutti i flebotomi infetti da Leishmaniosi, se pure inventassi una cura dopo aver studiato vent’anni, non avrei risolto nulla. Davvero nulla. La morte è lì, dentro e fuori di noi. La morte siamo noi, perchè noi siamo la vita. A che pro odiare, a che pro soffrire? Per perdere altro tempo, altri battiti del cuore? Il cuore è implacabile. O quasi.</p>
<p>Ai funerali non so essere triste; è come se il senso della vita, fino ad allora diluito e spalmato su troppi fronti, mi si concentrasse tutto in un istante, in un punto preciso, in un unico terribile significato. Perchè piangere allora, al più c’è da essere grati della sensazione di aver imparato ancora qualcosa, di essersi avvicinati ancora di più alla bellezza sfuggente dell’esistenza. Ecco, ai funerali quasi sorrido di gioia, perchè l’esistenza è costretta a calare la maschera e mostrarsi per quello che è: un inganno. Fa male pensare che non ci sei più, Simba; ma l’ho sempre saputo, l’abbiamo sempre saputo. Mentre a terra giocavamo a quattro zampe a chi abbaiava più forte, ringhiavamo entrambi alla morte. C’è un attimo per essere tristi, per piangere e star male. Dopo, c’è secondo me l’obbligo morale preciso di tornare alla vita più felici ed entusiasti di prima, perchè è grazie alla morte che capiamo la vita, e viceversa. Trovo quasi offensivo tornare alla vita <em>normale</em> senza lasciarsi cambiare in meglio dalla morte; a che serve la morte? Un morto non è un <em>defunto</em>, un de-functus senza più funzioni; è un morto. E va onorato, la sua gloria dev’essere la nostra vita. La vita è sacra, ogni vita. Sacra.</p>
<p><em>E ora che succede, dottore?<br /></em>Succede che Simba se ne va nel paradiso dei cagnetti, dove i gatti non sanno correre e hanno artigli morbidi.</p>
<p>Otto pietre a caso per il tumulo, accoccolata come quando sei nata, sotto un albero di melo. <em>Mangerò le prime mele di quell’albero, in cerca del mio peccato originale</em>. Avrei voluto seppelirti con il tuo osso, Simbotta, lo stesso che fino a una settimana fa mi portavi tra i denti perchè volevi te lo rubassi. Ma l’ho dimenticato.<br />Scusa, sorella mia.</p>
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		<title>Relazioni scivolose</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 09:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Tesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lotte van den Berg per il suo spettacolo teatrale Stillen ha sciolto trentamila tavolette di sapone di Marsiglia sul palco. Se la regista ha scelto di far scivolare, cadere, traballare i suoi attori sulla scena saponata non è per crudeltà. «Volevo fare uno spettacolo sulla famiglia perché è stata una parte importante della mia vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Lotte van den Berg per il suo spettacolo teatrale <i>Stillen </i>ha sciolto <strong>trentamila tavolette di sapone di Marsiglia sul palco</strong>. Se la regista ha scelto di far scivolare, cadere, traballare i suoi attori sulla scena saponata non è per crudeltà. «Volevo fare uno spettacolo sulla famiglia perché è stata una parte importante della mia vita – ha spiegato la regista – è il primo terreno su cui si giocano i rapporti tra le persone. Lo spettacolo parla di gente che vuole comunicare, entrare in contatto con altri». Ma il fatto è che in questa “voglia di comunicazione” Lotte van den Berg non ci vede nulla di buono: i suoi interpreti, tra cui una cantante, attori, danzatori e anche una bambina, artisti di diverse culture e linguaggi, in scena non parlano. <strong>Sono corpi che mangiano, bevono, si rifocillano, si riposano e si cercano, si affrontano, si toccano, cascano, si rialzano</strong>. &lt; Il sapone rende questi corpi <strong>fragili</strong>, alla continua ricerca di un appiglio, di un contatto per poter stare in piedi» spiega Lotte van den Berg. Il risultato è forte: una emozionante danza astratta, frantumata, poco intatta. Proprio come lo sono le relazioni umane, dove <em>nulla è come sembra</em>.</p>
<p>tratto da <em>Trentamila saponette per scivolare sul palco</em>, articolo di Anna Bandettini su la Repubblica del 01/08/2007</p>
</blockquote>
<p>Nulla è come sembra.</p>
<p>Una di quelle cose da ricordare, sempre…</p></p>
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		<title>Forza, Napoli?</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jun 2007 14:55:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[ridendo]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[monnezza]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Fozza, fozza Napoli! Graaaante Napoli, graante!…noi napoletani a volte siamo…sorprendenti bargh! A…A…A…‘a munnezz’!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Fozza, fozza Napoli! Graaaante Napoli, graante!</em><br />…<br />noi napoletani a volte siamo…sorprendenti <img src='http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/plugins/tango-smileys-extended/tango24/smile.png' alt='Smile' title='Smile' class='tse-smiley' height='24' width='24' /></p>
<p>bargh! <img src='http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/plugins/tango-smileys-extended/tango24/wink.png' alt='Wink' title='Wink' class='tse-smiley' height='24' width='24' /></p>
<p>A…A…A…‘a munnezz’! <img src='http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/plugins/tango-smileys-extended/tango24/grin.png' alt='Grin' title='Grin' class='tse-smiley' height='24' width='24' /></p>
<p><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="267" alt="forza_napoli" src="http://dario.caregnato.net/engine/wp-content/uploads/2007/06/forza-napoli.jpg" width="434" border="0"></p>
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