My caveman friend in Matala (Greece)

maggio 16th, 2010 § 3

Due anni fa sono stato a Matala, in Grecia. Un piccolo golfo sull’isola di Creta famoso perché le grotte presenti nella roccia delle sue pareti  sono abitate da millenni. Negli anni sono state abitazioni primordiali, poi depositi di munizioni e poi…beh monolocali “hippy” negli anni ’70. Joni Mitchell, Bob Dylan & compagnia sembra abbiano visitato queste spiagge e siano rimasti affascinati dalla loro energia.

Quando sono arrivato, sono stato anche io rapito dalla vibrazione speciale di Matala; ed ho conosciuto dei veri “cavemen”, uomini delle caverne. Persone che a tutt’oggi vivono la loro vita, la loro famiglia, i loro  bambini, in grotte scavate nella roccia. In particolare ricordo Arthur, Arthur che scolpiva le radici di arbusti trovati sulla spiaggia in-seguendo la sua fantasia con un coltellino arruginito. Ricordo le partite di calcio insieme e le lezioni di arti marziali. Il chi-kung all’alba e la sua chitarra nel buio totale della montagna. Una volta mi ha portato a visitare la sua casa, la sua personalissima grotta, ed è lì che, a pochi metri dalla “civiltà” eppure lontanissimi…ho iniziato a pensare a cosa volessi davvero dalla mia vita. Affacciandoci potevamo vedere le luci della discoteca, sentire l’house che pompava nella notte ma…alzando gli occhi c’era il cielo, nerissimo ed immenso, zeppo di stelle e racconti. Abbiamo cucinato usando legnetti presi in spiaggia, con una sola pentola (non capirò mai come) abbiamo mangiato pasta, sugo e anche il pane!

Ho fotografato qualcosa di quei giorni, ma pochissimo. Non volevo invadere il suo mondo; mi sembrava di contaminarlo anche soltanto scattando con la mia reflex madeInJapan. Ma la sua casa tra le rocce, con l’acchiappasogni che ti accoglie tintinnando nel silenzio è ancora davanti ai miei occhi.

Arthur parla almeno cinque lingue, legge libri dimenticati da turisti frettolosi e espolora i fondali sottomarini usando le loro maschere. Quando le spiagge finalmente si svuotano, a fine stagione, le rastrella e trova di tutto. Diventa il re di Matala…

Gli ho regalato la mia katana, la mia prima spada di legno. Era la cosa più importante che avessi lì con me in viaggio, e sapevo che era sua dal primo momento che l’abbiamo usata.

Lui mi ha regalato una sua scultura ed il primo disegno cha ha fatto quando è arrivato a Matala.

Arthur mi chiese “don’t you wanna stay here, Dario?

Non è che volevo restare?!

Me l’ha chiesto con imbarazzo, difficoltà. Con amicizia.

A volte ci penso.

Ed a volte mi pento per quello che gli ho risposto.


PS saluti anche a Sebastien, il più folle dei cavamen di Matala. “It’s easy for me, it’s easy for Jesus”, diceva in continuazione. Spero sia ancora così.

Sputato sulla riva di un altro giorno

aprile 9th, 2010 § 0

Eppure il sonno arriva sempre, mi trascinerà via e mi sputerà domani mattina, sulla riva di un altro giorno. 

Levigato ancora un po’…

Polipi, monnezza & uomini: un sillogismo à trois

aprile 1st, 2010 § 0

  1. Il polipo come da saggezza antica s’adda cocere int’allacqua soja.
  2. Siamo una razza ad altissimo impatto entropico: produciamo troppa monnezza.
  3. L’intelligenza del polipo ricorda per certi versi quella umana.

ERGO

Faremo la fine dei polipi. Ovverosia…moriremo int’ ‘a munnezz’. Olè!

La più bella del Reame

marzo 30th, 2010 § 3

Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del Reame?

Se ti guardi lo capirai da sola.  Ma…ne hai davvero il coraggio?

Specchio specchio delle mie brame, son io allora la più bella del Reame?

No. Ma mi sa che sei la meno coraggiosa se ancora me lo chiedi…guardati Alice, guardami. Attraverso lo Specchio non ci sono più corone, nè regni nè sudditi. Ci sono liquidi sogni da crescere mangiando pane di grano nero con nettare d’ambra. E ci sono gli incubi che nutrirai con veleni carbone e follia, gli amici che pugnalerai affilando la tua rabbia e quelli che calpesterai senza neppure accorgertene. Al di là dello Specchio c’è il Tempo che ti consumerà la pelle fino a seccarti come una medusa arenata in una camera d’ospedale. Al di là dello Specchio Alice ci sono giochi che imparerai soltanto perdendoli, per obbedire anche tu al proverbio…

Specchio specchio delle mie brame, perché spaventi la più bella del Reame?

No piccola mia, non voglio mica spaventarti.

Voglio avvisarti.

Voglio che tu apra gli occhi e prenda il mio posto. Voglio che tu mi distrugga, sciogli subito il piombo lucido di questo stupido specchio e leggici un futuro diverso.

Trasformami.

Ma non chiedermi più se sei davvero la più bella del Reame. Ti amo. Ti amo maledizione, non te lo dirò mai che sei bella. Tu sei la bellezza, sei quello che ancora mi da’ la forza di star qui e…riflettere. Lascia che siano altri, insicuri e deboli, a cercare in uno specchio la loro bellezza. Ma tu, tu no, non cercare conferme. Diventa tu stessa una conferma, una promessa. E trasformeremo ancora l’Inferno, insegneremo ai diavoli come si fanno l’amore ed il miele.

Foto di Elena Kalis

Purrrr, ergo sum!

marzo 18th, 2010 § 2

Come sarebbe bello imparare a far le fusa dai gatti.

Senza pensare alle conseguenze, fidarsi semplicemente.

Accarezzarsi, rilassarsi, godere della vita ritraendo gli artigli, almeno per un po’.

Che strano, somiglia così tanto al risuonare nel cranio di un ohmmmmmmm… Smile

Resistenza invernale

ottobre 31st, 2009 § 1

Resistenza invernale

E resisto così
via le foglie secche
la (mia) linfa scorre nascosta, protetta
testarda.

Le vedi le nuove gemme? Davvero vedi solo dei rami secchi?

Quanta vita che c’è, in ogni tramonto.

La (mia) gatta morta

ottobre 8th, 2009 § 1

Vorrei vederti morta.
E se non avessi paura che riconoscermi mentre lo faccio fosse l’ultimo pensiero ad attraversarti i neuroni lo farei io stesso, ora.

Vorrei vederti morta.
Ti taglierei il collo di netto, pur di non farti soffrire soltanto per fiatare ancora.

Vorrei vederti morta, piuttosto che vederti così. Se prima ti arrampicavi su muri e tende,cos’è che adesso ti arrende? Chi è quel coso che si permette di spuntarti dal fianco, divorandoti? Fammi ancora le fusa, ronronea senza sanguinare, ti accarezzo le ossa ormai leggere, svuotate, tradite; tu mi mordi, stanca. Insegnami ancora a graffiare sedurre ed amare, con i tuoi artigli di velluto.

La verità è che preferirei vederti fare la gatta morta, come una volta. Ed invece…

Ed invece, ed invece … tutto passa e tutto ci consuma,
tra dolore & gioia, miagolii & ruggiti

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