Il Maestro zen Tao Chi una volta scrisse:
Spezza i vincoli dell’amore ordinario,
trova il tesoro e diventa immortale.
La vera rinuncia è comprendere che i sensi sono intrinsecamente puri
e che siamo l’immagine dell’universo.
Raggiungete l’illuminazione e sarete liberi dall’oceano delle passioni illusorie.
Stabilitevi nella meditazione e trascenderete le barriere della vita e della morte.
Il rispetto dei re e la virtù del Buddha saranno vostri
se sboccerete come un fiore di loto tra le fiamme divampanti

L’imperatore provò ad invitarlo al suo palazzo, ma Tao-Chi si nascose per non farsi trovare. Poi alla domanda di dove si fosse nascosto rispose “A bere nelle bettole e dormire nei bordelli: è lì che pratico meglio, non a palazzo”. Questi furono i suoi versi sul letto di morte:
Per sessant’anni ho fatto baldoria nella confusione
sbattendo la testa contro barriere a est e a ovest.
Ora tutto si è riunito ed è tornato alla sorgente,
l’acqua scorre sotto il cielo smeraldo.
Come dice un vecchio proverbio giapponese, “un uomo che non sia mai stato stregato dal sorriso di una donna è un buddha di legno, di metallo o di pietra”.
Erano mesi che non scrivevo; mesi che non avevo più voglia né motivo di scrivere. Ma una campana tibetana, il sole isterico di Marzo e un buon libro mi ricordano che è quasi Primavera.
Testi presi dal libro di John Stevens, Il gioiello nel loto: desiderio sessuale e illuminazione nel buddhismo. Ubaldini editore, Roma
L’Universo, com’è già stato notato in altre sedi, è un posto maledettamente grande, cosa che, per amore di un’esistenza quieta, la maggior parte della gente finge di non sapere.
Douglas Adams, Ristorante al termine dell’Universo

L’uomo che riconosce con se stesso di essere un vile, ha fatto un passo avanti nel dominare la propria paura; ma l’uomo che lo riconosce francamente con tutti, che chiede di riconoscere in lui la viltà e di tenerne conto quando si ha a che fare con lui, è sulla strada per divenire un eroe.
[...]
La stessa cosa accade nell’amore. L’uomo che ammette non soltanto con se stesso, ma anche con i suoi simili, e persina con la donna adorata, di poter essere fatto girare intorno al dito mignolo delle donne, di essere indifeso per quanto concerne l’altro sesso, il più delle volte scopre che è invece il più forte dei due.
Henry Miller, Sexus (p. 311)
Tre giorni prima del concorso a dottorato.
Tra frutti puri che impazziscono, le spirali dell’aikido e l’amore che mi squaglia.
Pura felicità, nella remota ipotesi in cui dovessi riuscire a passare; in caso contrario…
guardo l’orizzonte!
PS mentre studiavo ho trovato una splendida citazione:
Noi tutti nasciamo con l’equipaggiamento per vivere mille tipi di vita, ma finiamo per averne vissuta una sola
Clifford Geertz
Ecco perché studio Antropologia e sogno di vincere quel dottorato

Quando le persone con le quali sei stato gentile o a cui hai fatto dei favori o che semplicemente ti aggradano commettono un errore, dovresti ammonirle in privato e fungere da intermediario tra loro e gli altri, per evitare che la loro reputazione sia macchiata. In pubblico, le loderai e ne parlerai come di alleati impareggiabili e persone eccezionali.
Qualcuno che, in privato, venga rimproverato con un certo tatto, potrà correggere i propri difetti e migliorare. Un discorso in sua lode otterrà quest’effetto: gli altri cambieranno opinione sul suo conto, e la cattiva reputazione svanisce spontaneamente.
In tutte le questioni, ci si deve attenere alla compassione. Con questo intento, ben radicato nella mente, si agirà sempre bene.
Yamamoto Tsunetomo, Hagakure (1670 circa): il codice dei samurai (in L’arte della guerra e della strategia, a cura di Leonardo Vittorio Arena)
Come afferma il curatore del testo: La compassione viene manifestata in un ambito sociale, e non è semplice riconoscimento di una fratellanza universale, secondo la grande frase upanishadica tattvamasi (<<quello, cioè l’altro, sei tu>>). E’ un sentimento pratico, che passa attraverso l’etichetta (rei).

Danzando in tondo supponiamo
Ma il Segreto siede al centro, e sa
Robert Frost
Una specie di fiore grigio si schiuse tra di noi, un pensiero che quando prese forma parlò dell’abisso che ci separava.
John Fante, Chiedi alla polvere (p.78)