Menarca, apeiron & referendum

Bottiglia di champagne pronta per l’eiaculazione, completo di cachemire, bocche goliardiche, minigonna.
Ci sono cinque persone, una decina di oggetti, eppure l’occhio va immediatamente al vero soggetto della foto, al ventre della ragazza.
Alle mani su quel ventre, alle mani che sono su quel ventre da sempre.
A quel ventre che è tempio, rotonda volta sanguinosa per milioni di ovuli, quel ventre che raccontiamo da millenni.
Lo raccontavano i Greci nella spuma incestuosa utero di Venere, lo raccontavano i cinesi nel Tao, lo racconta la chiesa di Piazza Plebiscito col suo emiciclo introverso contrapposto ad un mascolino&serioso -> perpendicolare municipio. Lo racconta la Chiesa di San Pietro con la sua burocrazia che ruota tutta intorno al mistero, alla conchiglia del fonte battesimale dove i maschietti tentano di riguadagnare il controllo della Vita altrimenti esclusiva della donna.
Lo raccontano gli innamorati di tutto il mondo quando siedono uno sulle gambe dell’altro e lui in posizione fetale sul suo bacino chiude gli occhi e per qualche secondo sfiora la Vita con le guance assonnate.
Il 12 e il 13 Giugno non si vota per la fecondazione assistita. Non si vota per la ricerca scientifica. Non si vota per la fecondazione eterologa. A far tremare Papalpatine-Ratzinger non sono le grida di migliaia di embrioni da laboratorio. Ma il sangue mestruale, i tacchi a spillo e i jeans a vita bassa di donne la cui sessualità è ormai troppo libera, troppo autonoma per essere inquadrata in quel mega-sistema di etica etero-diretta che è la Chiesa Cattolica Cristiana. A essere messa in dubbio ancora una volta è prima di tutto la possibilità di scegliere a chi appartiene l’utero. Le abbiamo chiamate streghe, puttane, mogli, le abbiamo battezzate con una nostra costola pur di controllarne l’utero. Per controllarne il mistero dalle labbra dentate che Picasso ha dipinto così bene.
Il problema è che Eva (Lilith?) non ha colto una mela nel giardino dell’Eden. Ha colto un fico; errori di traduzione. Ma se al maschile si tratta solo di un frutto, al femminile Eva è colpevole di ben altra provocazione.
Il problema è che il greco apeiron da cui vengono duemila anni di pretesa superiorità della filosofia occidentale e della sua padronanza dell’infinito non significa affatto infinito. Vuol dire polvere. Polvere siamo, polvere ritorneremo. Altro che infinito.
Sangue&polvere, perchè le rughe di un utero e le rughe di un vecchio non sono la stessa cosa.
Sangue&polvere,
sangue&infinito,
sangueinfinito.
Feroce con chi crede che quella della GURU sia solo una pubblicità.
Che non capisce che Maria è stato il primo caso di fecondazione eterologa della storia.
In fondo non m’importa che vinca o meno il SI al referendum. Vorrei però che ogni mese ci fossero più donne che sentano il ruggito feroce della specie nel loro sangue mestruale. Scienza, coscienza e poesia seguiranno.

