Simbolicidio ad Amalfi
Quando muore un simbolo
non è la semiotica a scorrere sulla pelle.
ma siero, linfa, sangue, rivoli di rosso da uno squarcio nel pollice
mentre inginocchiato sulla riva
un uomo chiede perdono al mare
aspettando che il sale inizi a bruciare sul serio
chicchi di dolore bianco
seminati con cura dal più antico dei genitori
Quando muore un simbolo
muoiono con lui significante & significato.
E l’uomo che piangepregaesipente sapeva bene di essere il significato
del significante che assaliva con furia preistorica.
Lo sapeva mentre prendeva a pietrate il suo simbolo
l’unico simbolo mai portato al collo nei suoi giovani ventitrè anni.
Ghakili si chiama il mio simbolo.
Il simbolo buddhista dell’impermanenza.
L’ ombelico di Buddha.
Il simbolo dell’armonia di parola&mente&corpo.
La parola è annodata nello stomaco,
la mente è invischiata nel suo miele,
il corpo ha le spalle incurvate.
Tradirmi, proprio tu, Armonia?
Quando muore un simbolo
c’è sempre qualcuno che lo uccide.
Qualcuno che sceglie di ucciderlo.
Qualcuno che pur di distrarsi dalla percezione di sè, preferisce sentire il sapore della colpa
Qualcuno che sceglie allora la colpa più amara: il simbolicidio.
Qualcuno che uccide sè&tuttiquellicheama distruggendo qualcosa che li lega tutti.
Qualcuno che azzera nell’ira la sua armonia
Quel qualcuno ero io,
inginocchiato su una spiaggia di Amalfi a fare a pezzi lo specchio di me,
annichilito come un cretino dal mio stesso furore.
Quel qualcuno ero io,
ma non volevo più esserlo.
Da bambino spaccavo le pietre per sentirne gli odori.
Ora, ho spaccato un simbolo per sentirne il dolore.

