[Porno]::[Grafica]::[Mente]

L’immagine che segue è una mia elaborazione in Photoshop di circa 30 immagini, il cui copyright resta ovviamente ai legittimi proprietari.
Ho pubblicato anche la versione "media" e la versione grande , per eventuali curiosi/grafici.
Chi davvero fosse ultracurioso, può vedere le varie immagini sorgente a questo link.


E’ una questione di sete.
Inginocchiate come a prendere la comunione dal monaco che non sarò mai,
inginocchiate ad aspettare che il mio soma denso, acido vi infiammi la gola.
E’ una questione di sete.

Inizia tutto nella lacrima di un moro, immensa e dolcissima.

L’uomo con le spalle contratte ha la schiena a pezzi per lo zaino troppo pesante.
L’uomo con le spalle contratte tira fuori del vino, tre candele nere e un coltello a punta.
Ha una sola richiesta: "voglio che ognuno di noi incida la sua iniziale sulla sua candela. Voglio che l’accenda. Voglio che domani mattina le candele siano consumate".
Seduti nel buio della cucina vuota di una casa vuota, ognuno incide il suo sigillo personale nella cera. Ognuno accende lo stoppino di corda. Ognuno trema.
La ballerina filosofa va a prendere la sua siringa, si inietta una dose di antidoto per il suo quotidiano veleno e con nonchalance ci porta i piatti; ceniamo.
Brindiamo al delirio, la giocoliera naïve ha rubato al padrone di casa i bicchieri migliori, per occasioni speciali fragili di cristallo. La giocoliera osserva la ballerina bere e si vede benissimo che vorrebbe essere quel bicchiere. Spallecontratte versa altro vino, legge l’etichetta "lacrima di Morro d’Alba" e inizia a sognare; sogna d’un mendicante arabo, Sherazade, il deserto & l’acqua. Sogna la sete di un mendicante arabo che finisce la sua scorta d’acqua nel deserto sognando Sherazade, sogna la sete disperata di Sherazade di un mendicante arabo. Alla luce delle tre candele il vino ha un colore perfetto, rubino sangue di drago vigneto maturo al sole di Marte; ma uno schiocco e un gemito reclamano la realtà. Ballerina&giocoliera hanno risolto il problema del bicchiere, si stanno bevendo i rispettivi sospiri dai rispettivi calici di carne. E’ una questione di sete, quando la gola vuol bere senza intermediari, senza bicchieri, bere alla fonte stessa della sua sete. Bere per assetarsi.
Spallecontratte lascia la stanza col suo zaino troppopesante, lo apre nella camera della giocoliera. Dentro ha portato una coperta blunotte, liquore, cinque candeline basse, olio alle mandorle dolci e due bandane. Una, ciascuna.

Un brahmino racconta che ci vogliono venti gocce di sangue per una goccia di soma. Venti, per una sola goccia. Non è stanchezza, è energia che se ne va, concentrata e liquida. Quanto sangue mi avete bevuto, mie tremende vampiresse? Troppo. Troppo. Troppo. Troppo poco?

L’azione, il suo significato, nulla resta. Resta il fruscio delle gonne che si sollevano, le loro mani che si accarezzano invidiogelose, le mie mani che ne divorano le gambe, polsi da azzannare con voluttà delicata e feroce, liquore che brucia le mucose e ne infiamma i confini già straziati dalla passione, quelle labbra già gonfie di morsi e desiderio. Resta l’aria che va consumandosi, insieme alle trecandelenere, insieme alle inizialinciseappuntite. Resta la pelle, scottata dall’olio per massaggi ormai bollente nel suo bruciaessenze. Brucia essenze, brucia essenza di noi insieme alle mandorle, consumaci. Resta la dilatazione preistorica delle narici che intuiscono muschio in cui annegare. Resta il dolore all’interno delle cosce per le troppe contrazioni, pain is so close to pleasure / pleasure’s even closer to pain. Restano i flashback dei baci che vi davate, crudeli, per fare impazzire me. Resta anidride carbonica, ossigeno consumato, sudore e furia di unghie sui dorsali. Resta la cera di tre candele nere, fuse, insieme.

E’ una questione di sete,
di sogni che inghiottono bisogni, un fil-rouge che tiene insieme le lacrime di un mendicante moro, la mia mano che versa il vino, le mie dita che frugano nelle balze e nelle caverne del cosmo, l’ombrello di Picasso, un vecchio pastore sardo, ambosia seme lacrime.

E’ una questione di sete che muove le mani che cercano mani ma trovano labbra che evocano altre labbra che appartengono ad altre mani che spogliano slacciano strappano liberano altre bocche e nuovi centimetri di gemiti che suggeriscono nuovi giochi per sfrenare neuroni sconosciuti che osano inventare allora fantasie indiane mentre altrove però nascono alleanze e così le mani legano bloccano accecano e provocano provocano provocano ed improvvisamente affondano scoprono fiumi caldi e umidità sotteranee che anticipano contrazioni primordialimicidiali che sfiniscono sì ma sfiniscono uno alla volta e però sfrenano gli altri due che versano liquore che ubriaca le mani che cercano le mani che trovano gambe che scoprono caverne che inghiottono serpenti che strusciano urtano amano vendicano si fermano aspettano e poi non aspettano più e altre contrazioni simili ma nuove che sfiniscono sì ma sfiniscono uno alla volta, una volta due tre quattro cinque sei volte e poi….e poi….e poi è una questione di sete. Sete.

E’ una questione di sete che vi fa contendere il mio soma come api impazzite di polline,
mentre crollo finalmente stanco e vinto, piangendo
e come una diga che tracima, mi arrendo.
E con me cade lentissima la goccia di quel mendicante arabo, un tempo principe di Persia, caduto.
E in un attimo, per un attimo, il deserto fiorisce e il Paradiso collassa,
mentre la lacrima ancora è a mezz’aria,
mentre il mio seme passa dai seni alle lingue all’inferno,
mentre qualcunomuorenascelaTerragira non ho più sangue per inondarvi ma vorrei.

L’Universo respira,
ed io con lui.
Ma per un attimo lentissimo vuoto bellissimo
ho trattenuto il fiato, e con lui l’Universo.
Ed ho pianto il piacere, la morte, la misericordia e la paura di dimenticare l’Aleph.

caffè neroamaro, bucce d’arancia, l’alba.

spallecontratte è raggomitolato sul letto, non muove un muscolo da ormai troppo tempo. Recupera un briciolo di forza per rassicurare le sue spaventate amanti, stende le mani, una ciascuna le prende e le mette al suo fianco. Sul loro ventre, come un feto nella sua placenta pigra e appiccicosa, s’addormenta. Ballerinafilosofa&giocolieranaive gli toccano le spalle: i deltoidi sono rilassati, morbidi. Finalmente, in pace.




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2 Commenti a “[Porno]::[Grafica]::[Mente]”

  1. energia scrive:

    prova di commento numero 1

  2. energia scrive:

    commento numero secondo

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