Artemide, Ecate & …
E io pure l’aggia capi’ se fai la smorfiosa o sei dolce davvero; se pazzei a fa l’uocchie ‘ra gatt n’calor’, o veramente stai facendo le fusa; cocc vot’e’ chest’ pur’i'ccacc’ l’artigl’a sott’
Sotto le nostre carezze voglio continuare a sentire le tue unghie, retrattili&aserramanico come le zampe di un puma. Voglio passare la notte a lasciarti segni sui dorsali contratti, voglio arrivare in ufficio come tutte le mattine, con la camicia di lino che sfrogolea le ferite di una notte infiammata; voglio che ogni pacca sulle spalle, ogni saluto in ascensore, sia il ricordo lancinante delle tue mani su di me. Strègnm, arrevòtam, famm’capi’ ca nun c sta nu cazz’a'capi’; rompi lo specchio, uccidi il bianconiglio e tirami fuori dalla mia palude di pensieri cromati. Sono daltonico, daltonismo pigro, sì e’ una disfunzione rara, colpa di un’insegnante stronza all’asilo (tornando indietro nel tempo, c’e’ sempre un’insegnante a cui dare la colpa di qualcosa; tornando abbastanza indietro, credo noi tutti possiamo riconoscere di avercela a morte coi nostri genitori, dalla nascita, forse per la nascita), una cazziata al momento sbagliato; ora tendo ad assimilare colori diversi, a riconoscerli solo per contrasto. No che hai capito, li vedo, li distinguo, ma gli do nomi sbagliati. Bella cazzata. eh, ma sono fatto così.nono,la tua iride la vedo benissimo lo stesso.
28/01/2004, 18:15, Napoli, piazza Plebiscito.
“Vieni con me nel labirinto?”, la’ ti voglio.
“che stella è quella”, Venere.
“ti piace la barca a vela?”,adoro la spuma a vento.
“dopodomani viene Eco in facoltà?”, eh. E tu, la leggenda di Eco la conosci davvero?
“perchè credi mi sia fidata di te?”, vedrai.
ma se ti bacio e non rispondi, se ti bacio e te ne fuje, mi so’scordato come sono fatte le labbra di una donna o stai pensann’ancora all’esame? Hai i capelli legati, porti la coda in alto. Me lo dicevano da piccolo, stai attento ai gatti con la coda in alto, che stanno per attaccare. E tu, tu quando attacchi? Quegli occhi sgranati e lo starnuto da film devo prenderli per fregature? Hai degli occhi stupendi porca miseria. Non sono verdi, non sono giada, non sono ametiste, non sono gioielli. Sono verdi, come te. Par’la pubblicità Scavolini; phuck.
[...]Gemella di Apollo, bella come il fratello, ma di una bellezza austera e fredda, Diana volle vivere senza amore e senza passione per trascorrere liberamente la sua esistenza nell’incanto dei boschi e delle valli, inseguendo le fiere che la vergine dea cacciava col suo infallibile arco, vestita di una tunica succinta e di alti stivaletti[...]
Non porti i coturni, ma hai l’andatura di chi cerca prede. No, non sculetti, dico così per come muovi i denti, la testa. Sembri masticare la goffaggine degli altri. Vergine dea?
[...]Come il fratello era il simbolo della luce e del sole, così Diana era la rappresentazione della gelida luce lunare, che crea l’incanto dei pallidi chiarori notturni, sotto i quali palpita la vita più segreta della natura, e come tale era chiamata SELENE[...]
Selene. Ormai è il nome di una pornostar, dea degli avambracci solitari di buona parte dei ventitreenni italiani. Ma…ma.
[...]A volte questa atmosfera si fa quasi pesante e come d’incubo, la Luna appare minacciosa e dal volto sanguigno, nei sentieri deserti sembravano vagare evanescenti fantasmi e, nei cimiteri, levarsi inquiete ombre dei morti. In questo caso la Luna non era più venerata col nome di Diana o di Selene, ma con quello di ECATE, dea dei sortilegi e degli incantesimi[...]
perchè dirmi che “chi guida il gioco può anche fermarlo”? Me lo stai ricordando o me lo stai intimando? Davvero vuoi imparare a usare Flash? Perchè chiedermi quanto vale il mio lavoro? Perchè proprio io che fuggo da calunnia&inciuci stento a ignorare chi ti descrive come la tua nemica? Non è che non ti credo; è che sei incredibile.
cerasa smorfiosa e nfame, ti sei mangiata le unghie fino ai polpastrelli. Almeno per qualche giorno me la vedo comoda; poi, poi, poi s’è fatto tardi, tu vuoi dormire, sei stanca e non c’e’ uno schifo di posto in tutta Napoli dove farti addormentare sulle mie gambe; quasi quasi me lo invento; non è il caso di farti vedere camera mia, troppo disordinata, quasi incrostata, capiresti troppo di me.
E allora salutami, va via;
Sì hai sbattuto gli occhi di nuovo;
Lo so, fa freddo, ma è te che sento fredda, me ne frego delle mezze stagioni.
Andiamo va, senza intalliarci troppo; meglio se metto un po’ a posto camera mia, non si sa mai: una di voi tre prima o poi mi dilanierà la schiena.

