minas tirith, oltre lo specchio
E se la mia mente fosse una cittą di pietra, una fortezza dalle mura concentriche, una torre di Abalone avvolta e ritorta come una conchiglia cresciuta sulle proprie scorie. Divisa in due da un’egida di petra scura, a punta su una terrazza con un albero bianco, con parte della ringhiera bassa mancante, affacciata curiosa sul vuoto… Ho sognato me stesso correre indemoniato verso la fine di quella terrazza, ho sognato me stesso saltare, cadere
cadere
cadere
e svegliarmi, nel letto. Non ero sudato, non ero spaventato, non c’era stata nessuna soluzione di continuitą. Mi sa che avevo trovato l’uscita. O l’entrata.

