Rapsodia di un Aleph grigio

Frammenti dedicati a “Nausicaa” di Enrico Rava&PIeranunzi. In particolare al brano “borges”.

01
Nel giardino privato della Principessa delle Nevi passeggia un pavone d’acciaio con le piume sgrigiate; nella stanza da letto di Darìo c’è un granello di polvere che conosce la matematica pluridimensionale di Cantor; nella bruma di Avalon Merlino ancora maledice Morgana. Io scrivo, qui.

02
le lacrime collassavano nella gola indivisibili dal sapore di lui, la pelle sul retro del ginocchio segnata dai morsi della sua fame, le gambe martoriate dalla sua sete. Ho disegnato simboli segreti sui tuoi dorsali con liquore Strega, da succhiare lento&implacabile. Le apsaras non esistono, non si concedono alla vista le ninfe del lago. E per mostrarvi mi avete sfilato la bandana dai pantaloni, la mia piuma di Cyrano, mi avete bendato di follia e fatto ballare al ritmo dei vostri baci, torturato mischiando il vostro Soma sul mio petto. Una balza arabescata crea la pelle come il disegno frenetico di chi intravede la Realtà e non ha il tempo di schizzarla; così ho sfiorato delirante di gioia la vostra carne tenera.

Se il duende esta entre el Angel y la Musa, chi di voi è la Musa e chi l’Angelo? Il duende lascia sempre la sua nicchia vuota, parole di Lorca. Vampirìo.

03
|non_uno, Lorenzo|-[03/02/2004 0.09.45] >> ti immagino sul punto di morte, steso vicino ad una donna che dorme, tu la osservi , pronto a scoprirla, per cogliere il Segreto… immagino un pugnale nella tua schiena…rosso sete…la sua amica, impaurita, brandisce il pugnale e la difende…

Come facevi a saperlo, amico mio?

04
e se il pavone Ruotando
si scoprisse fenice
se i colori piumati & vanitosi
si abbandonassero al grigio

chi ha acceso il fuoco del tuo altare?
dove hai preso le fiamme del tuo Sacrificio?
hai sgranato l’iride sepolta nella cenere
ed hai tradito la tua noia.

Un pavone d’acciaio si specchia nel ghiaccio
in un giardino di cui s’illude
di possedere gli screzi.
Brucia.

Sì, tu, brucia.
Colorerò la tua polvere.

05
Hai dimenticato un pezzo di cioccolata fondente nel mio giubbino. Fondente. Fondente. No, non l’avevo conservata per amare labbra amare. Fondente. Che fonde. Fonde. Fonde.

06
Darìo ha la stanza incrostata di polvere, panni, libri, pensieri scippati col gesso sulla grafite e lenzuola sfatte; seduto imitando la posizione del loto, guarda un granello di polvere, guarda un atomo, guarda un frattale, si ricorda di Borges. E spera tanto che quella polvere conosca Cantor e la matematica pluridimensionale, vorrebbe saper ancora sminuzzare la sua corteccia cerebrale, la sua
Realtà, a colpi di fantasia&teoremi astrusi. La polvere resta polvere, l’Aleph non brilla più, il disordine resta. Si alza, con disciplina ostinata e morbida curva il corpo, ondeggia, si porta le mani alle tempie. Poi, con gesto inequivocabile, le allontana piano, parallele, fuori da sè.
E’ nudo, ora.
C’e’ una maschera tribale appesa alla porta.

07
Un’ora di corsa, ho l’affanno, guardo Napoli da un porto al centro del Golfo: piena di bruma, castelli e ciminiere sembrano il delirio di Avalon, solite lame di luce e puzza di sudore. Mio. Una famiglia di cinque gatti neri riconosce una nave che torna dalla mattanza, dei gabbiani idioti sprecano il Volo planando sulle scie di pesce. Tra me e le nebbie c’e’ mare, mare, una pozza di Mediterraneo stuprata da una portaerei Americana e almeno 3 petrolierenere. Se Merlino fosse nato qui, Morgana l’avrebbe amato al centro del Vulcano? Ingannato&nascosto nel ventre di Partenope? Lì ci sono già stato. Utero per amanti traditi che aspettano di rinascere, matrice di lava e ira funesta, la mia Terra scorre sotteranea trafitta da aghi di cemento&speculazione.
Prima o poi mAgMa tornerà, fondente. E saranno cazzi. Acidi.

08
sgualdrina nenninella, m’ei pres’ p na pazziella
t’annascunn e m’avvis pur’,
t’annascunn p t fa cerca’
p nun t fa truva’

sadicaputtana & timidaninfa, mi chiedi di scoparti gelida mentre aspetto il mio turno. Forget it, forgive me. Se sai, balleremo in tre.

09
Studi Universi paralleli, binari costretti. Geometria della distanza, formale e asettico spazio di decontaminazione per anime indebolite. Naive, mi dici “come noi”, come a dire “non mi avrai mai”. Ti sei tradita, ricorda il Liceo, due rette parallele perfette si incontrano eccome.

All’infinito. Qui.

10
ohmmmmmm
ohmmmmmm
ohmmmmmm

hai mai ripetuto un mantra? Credo di averne scovato un inghippo: il mantra non serve a granchè, con quel ronzio che ti fa entrare in risonanza la scatola cranica non è che mediti poi chissachè. Ma quando ti fermi, finalmente noti il SILENZIO. Il silenzio. Illuminante&geniale intuizione. E sai che il movimento non esiste, che la Mente mente, è bugiarda coscienza, prigione di Prometeo. Altro che fuoco, altro che Logos. Inkulaos.

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Accarezzami i neuroni come faresti con cavalli bianchi di bava,
stanchi di lava.
la nostra mente corre con zoccoli nudi,
annaspa acrobazie e salta nel vuoto, cava.
Il mio mezzosangue precipita calmo
inesorabile.

Non vuole ali di Pegaso,
sfracellerà nell’abisso.

E ti sveglierai da un incubo col suo nitrito stridente inchiodato tra gli occhi. Maledetto.




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