Lucifero, Venere e gli Aztechi

Con il pugno chiuso puoi stringere tra le dita un pugno di sabbia.
Con il palmo aperto tutto l’Universo ti scorre fra le dita.

Così diceva un saggio orientale; maledetto pollice opponibile.

Lucifero. Fero fers tuli latum ferre, portatore di luce. Lux. Luxuria?

Lucifero è il nome della stella del mattino.
Vespero è il nome della stella della sera.

Due nomi per la stessa stella, lo stesso pianeta: Venere.

Venere è il nome di Astarte.
Astarte è il nome di un demone. Astarotte. Luciferino? Luxiferino? Lussurioso?

Venere disegna durante lo spostamento nelle 12 case dello zodiaco un Pentacolo. Il pentagramma di Ishtar. Lo disegnavano già i nostri genitori millenni fa, sulle pareti delle grotte.

Con la punta in alto è Wicca. In basso, satanismo. Sui giornali, Brigate Rosse.

Ogni 8 anni disegna un pentacolo.
Ogni 52 anni Venere si trova nella stessa posizione nel sistema solare.
Ogni 52 anni gli Aztechi credevano il mondo finisse. E Venere-Quetzecoatl era atteso (arrivò col sembiante di Cortès, guardacaso nel 52° anno).

Il treno per Napoli C.le parte alle 18:52.
Il treno per Frascati parte alle 18:52.
Ho scelto Roma.

Una volta mi hanno detto che nessun buon Musulmano andrebbe a letto coi piedi sporchi.
Da allora, quando me ne ricordo, prima di dormire passo per il bagno a lavarmi i piedi, fiero di tanta civiltà.

Che l’Islam perdona il furto per fame.
Da allora, anche io.

Che gli Scintoisti stendono lunghe corde inghirlandate lungo le montagne come fossero enormi collane.
Da allora, anche io.

Che l’Ecclesiaste cristiano è un inno alla gioia.
Anche io.

Che il Buddhismo illumina la mente.
Da allora scopro la respirazione ventrale e la meditazione coi mantra.

Che i culti oggi definiti Satanisti sono le vestigia dell’antica ricerca della Conoscenza.
Parlami ancora della sua tunica, please. Sai abbandonerei i miei dannati cappotti Alcott etc etc per un mantello lungo di velluto color notte.

Che lo hieros gamos prima d’essere matrimonio cristiano era un inno alla sessualità piena e multiforme. Paritaria e serena.
Ho cambiato avatar.

Che in centroamerica bevevano il pulque, in america l’amanita muscaria e in India il Soma, per provocarsi allucinazioni e avvicinarsi agli dei. (In India però Soma è il nome della bevanda sciamanica, del nettare degli Dei e dei liquidi sessuali).
Bacio diversa mente.

Che gli Aztechi praticavano il cannibalismo rituale.
Ancora sento l’adrenalina dei sacrificandi strillare mentre il corpo smembrato rotola lungo le scalinate di uno ziggurat. Toujours.

La mia religione forse è figlia di Pan, follia, delirio, paura, panico. Lo stesso che da millenni ci fa scolpire le nostre amigdale; dalla selce dei primi coltelli rituali ai microchips in silicio degli odierni cyber-samhain, il panico è energia.
Lo stesso panico di una mente alzatasi su due zampe, di una mente col pollice opponibile: poter stringere significa anche prendere coscienza della perdita.
Una manocheprende coscienza del mondo da’ inizio ai frattali del pensiero senziente.
Una manochestringe scoprirà la goduria del possesso; e dimenticherà il fluire. L’Ukiyoe.
Una manochestringe sarà l’arto di Caino, il primo assassinio, il primo omicidio intra-specie.
Ed il primo omicidio è la prima colpa.
La prima colpa diventa per una mente ormai senziente la prima Colpa, il primo senso di Colpa.
E la prima Colpa è la prima religione.
E la religione relega gli esterni, rilega manuali ed etimologicamente fa da re-ligio per chi ci crede.

Ed ogni uomo disegnò allora la propria bandiera,
pronunciò la sua libertà,
annunciò la sua solitudine.

Come oggi cadiamo uno ad uno
ognuno gridando libertà
così da sempre
divoriamo chi ci circonda
amori amici parenti
perchè essere cannibali è meglio che esser divorati dal panico.

Con il pugno chiuso puoi stringere tra le dita un pugno di sabbia.
Con il palmo aperto tutto l’Universo ti scorre fra le dita.

Così diceva un saggio orientale; maledetto pollice opponibile.

E tu lo sai cosa si prova a camminare nei corridoi di una mostra,
a sentirsi finalmente adulto, come da bambino vedevi fare ai tuoi genitori.
Ai tuoi dei.

Una mostra di idoli aztechi
ad occhi attenti la loro pietra è ancora insanguinata
lo vedi il Rosso?

E se c’è stato un solo uomo che ha scolpito nella pietra
un contenitore per i cuori estratti alle vittime sacrificali
ancora palpitanti
una semisfera appoggiata al grembo del suo dio
e il suo dio sta con l’orecchio appoggiato
come per sentirli battere

io grazie a quell’uomo so cosa significhi essere Uomo.
tu, tu li senti ancora?
sistole diastole sistole diastole
mi sei davanti, di spalle
li senti ancora?
Vorrei girarti di scatto, no non per strapparti il cuore
ma per sentirlo battere.

E mentre scorridoieggi per la mostra,
mentre smotorineggiamo per Roma,
mentre scatti la tua prima foto-Reflex
annuso tra i tuoi capelli sognando di baciarti;
di baciare in te quello che oraquiadesso Pan ordina ai miei neuroni.
e quando ti giri, l’adrenalina non si lascia distinguere dal sangue.
T’ho detto nulla, nulla e siamo andati via. Se avessi usato quel pollice opponibile? Se avessi stretto la mano? Se avessi stretto te?
Se è il paradiso dei fessi.

La giada si rompe, anche l’oro si spezza, persino la piuma di Quetzal si strappa. No, noi non siamo per sempre sulla Terra, solo un breve istante qui…(Re di Texoco, Nezahualcoyotl, XV Secolo)




1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading ... Loading ...

2 Commenti a “Lucifero, Venere e gli Aztechi”

  1. Alessandra scrive:

    non so nemmeno come sono giunta fin qui
    so solo che il tuo scritto mi ha catturata e mi ha divertita
    parole, schemi, simboli mutanti

    la libertà è delle prostitute magdaleniane

  2. fabio scrive:

    contattami…

Scrivi un commento


Online No User Is Browsing This Site