Il gioiello nel loto: desiderio sessuale e illuminazione nel buddhismo

marzo 10th, 2010 § 0

Il Maestro zen Tao Chi una volta scrisse:

Spezza i vincoli dell’amore ordinario,
trova il tesoro e diventa immortale.
La vera rinuncia è comprendere che i sensi sono intrinsecamente puri
e che siamo l’immagine dell’universo.
Raggiungete l’illuminazione e sarete liberi dall’oceano delle passioni illusorie.
Stabilitevi nella meditazione e trascenderete le barriere della vita e della morte.
Il rispetto dei re e la virtù del Buddha saranno vostri
se sboccerete come un fiore di loto tra le fiamme divampanti

L’imperatore provò ad invitarlo al suo palazzo, ma Tao-Chi si nascose per non farsi trovare. Poi alla domanda di dove si fosse nascosto rispose “A bere nelle bettole e dormire nei bordelli: è lì che pratico meglio, non a palazzo”. Questi furono i suoi versi sul letto di morte:

Per sessant’anni ho fatto baldoria nella confusione
sbattendo la testa contro barriere a est e a ovest.
Ora tutto si è riunito ed è tornato alla sorgente,
l’acqua scorre sotto il cielo smeraldo.

Come dice un vecchio proverbio giapponese, “un uomo che non sia mai stato stregato dal sorriso di una donna è un buddha di legno, di metallo o di pietra”.

Erano mesi che non scrivevo; mesi che non avevo più voglia né motivo di scrivere. Ma una campana tibetana, il sole isterico di Marzo e un buon libro mi ricordano che è quasi Primavera.

Testi presi dal libro di John Stevens, Il gioiello nel loto: desiderio sessuale e illuminazione nel buddhismo. Ubaldini editore, Roma

Ristorante al termine dell’Universo

novembre 12th, 2009 § 0

More about Ristorante al termine dell'UniversoL’Universo, com’è già stato notato in altre sedi, è un posto maledettamente grande, cosa che, per amore di un’esistenza quieta, la maggior parte della gente finge di non sapere.

Douglas Adams, Ristorante al termine dell’Universo

Resistenza invernale

ottobre 31st, 2009 § 1

Resistenza invernale

E resisto così
via le foglie secche
la (mia) linfa scorre nascosta, protetta
testarda.

Le vedi le nuove gemme? Davvero vedi solo dei rami secchi?

Quanta vita che c’è, in ogni tramonto.

La (mia) gatta morta

ottobre 8th, 2009 § 1

Vorrei vederti morta.
E se non avessi paura che riconoscermi mentre lo faccio fosse l’ultimo pensiero ad attraversarti i neuroni lo farei io stesso, ora.

Vorrei vederti morta.
Ti taglierei il collo di netto, pur di non farti soffrire soltanto per fiatare ancora.

Vorrei vederti morta, piuttosto che vederti così. Se prima ti arrampicavi su muri e tende,cos’è che adesso ti arrende? Chi è quel coso che si permette di spuntarti dal fianco, divorandoti? Fammi ancora le fusa, ronronea senza sanguinare, ti accarezzo le ossa ormai leggere, svuotate, tradite; tu mi mordi, stanca. Insegnami ancora a graffiare sedurre ed amare, con i tuoi artigli di velluto.

La verità è che preferirei vederti fare la gatta morta, come una volta. Ed invece…

Ed invece, ed invece … tutto passa e tutto ci consuma,
tra dolore & gioia, miagolii & ruggiti

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Il filo & la corda

settembre 29th, 2009 § 0

E raccontami se differenza c’è tra un filo & una corda,
tra una trama e la solitudine.
Di una corda non ci si veste, e con un filo soltanto non leghiamo proprio nulla.

Fili, cordame, intrecci di tessuto.
Filii, figli (in latino).
Fili-, radice greca della philia,
dell’amore.

Non esistono fili(i) da spezzare, corde da cui slegarsi o catene da rompere,mamma: solo&soltanto; illusioni, emanazioni ondulatorie di quella teoria delle supercorde (sic) che prima o poi capiremo davvero. Trama&ordito; di pura energia tessuti all’infinito, la solitudine non esiste. Siamo un’unica, forte & bellissima, onda.

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Come un aquilone

maggio 7th, 2009 § 1

http://www.flickr.com/photos/chorca/184443444/
Come un aquilone
navigo controvento;
tendo le briglia della frenesia
cavalco nervosamente ogni stallo.
Precipito, decollo, mi gonfio
hai i miei cavi tra le mani e ancora non lo sai

Eroi vili, innamorati deboli

marzo 30th, 2009 § 0

Immagine di Sexus
L’uomo che riconosce con se stesso di essere un vile, ha fatto un passo avanti nel dominare la propria paura; ma l’uomo che lo riconosce francamente con tutti, che chiede di riconoscere in lui la viltà e di tenerne conto quando si ha a che fare con lui, è sulla strada per divenire un eroe.

[...]

La stessa cosa accade nell’amore. L’uomo che ammette non soltanto con se stesso, ma anche con i suoi simili, e persina con la donna adorata, di poter essere fatto girare intorno al dito mignolo delle donne, di essere indifeso per quanto concerne l’altro sesso, il più delle volte scopre che è invece il più forte dei due.

Henry Miller, Sexus (p. 311)